L'80% dei clienti di un hotel ama gli spazi aperti a tutti, anche agli ospiti “non residenti”, e predilige luoghi conviviali dove trascorrere tempo in libertà, incontrare persone sconosciute e svolgere attività diverse in modo estremamente flessibile, in qualsiasi momento della giornata. La percentuale, sorprendentemente elevata visto il messaggio che accompagna, emerge da una recente ricerca condotta da Ipsos per conto della catena Ibis su un campione rappresentativo di 6mila fra uomini e donne fra i 18 e i 65 anni in sei Paesi (Francia, Regno Unito, Brasile, Singapore, Germania e Australia). Analizzando stili di vita e abitudini di consumo, gli esperti hanno tratteggiato come sta cambiando il profilo del turista medio rispetto ad obiettivi di vita quotidiana (che vuole essere sempre più smart e sotto controllo) e di miglioramento del valore delle esperienze vissute. Il ruolo della tecnologia, per la stragrande maggioranza degli intervistati, gioca sicuramente un ruolo importante per rendere più semplice le attività di ogni giorno e più ricco di valore il tempo libero. Non c'è però digitale che tenga (lo dice oltre il 75% degli intervistati) quando si parla di interazioni umane e di servizi in comune e quando si tratta di fare delle scelte di consumo personalizzate, che siano acquisti o attività di piacere.Ipsos ha evidenziato anche come - nonostante la disponibilità crescente di soluzioni tecnologiche a portata di mano - il contatto umano rimane l'elemento centrale per un'accoglienza di successo. Il 61% degli intervistati, nello specifico, ha confermato come al momento del check-in e del check-out preferiscano fare riferimento a una persona fisica piuttosto che con strumenti digitali (robot, touch point o altro). L'ospitality in formato “H2H”, human to human, insomma, prevale ancora su quel fantastico abilitatore che è la tecnologia perché il desiderio di vivere un'esperienza di soggiorno in hotel “come se si fosse a casa” e su misura passa necessariamente dal contatto con le persone, staff o altri ospiti che siano. In questo “life hub” che vuole essere l'hotel di domani (la strategia di ibis, in tal senso, è ben definita e delineata) la voce più importante per i clienti è quella del “food&beverage”: poco meno di due consumatori su tre (il 59%) mettono l'area bar in cima alle lista dei servizi che devono aumentare la qualità dell'esperienza di soggiorno. Ma non è l'unica. I business traveler suggeriscono la presenza di spazi di lavoro da condividere e di strutture per il relax e il wellness mentre una buona fetta di coloro che pensano di frequentare gli hotel di passaggio avanza richieste legate a negozi e servizi di lavanderia. L'idea di concentrare una nuova gamma di possibilità in un unico luogo, di un'unica location in cui vanno a convergere funzioni e servizi differenti, pensata per favorire le connessioni tra clienti della struttura, viaggiatori e residenti locali, è comune alla maggioranza degli intervistati, e ben il 67% di questi ha assegnato un punteggio compreso tra 6 e 10 su una scala di 10 al concetto di “life hub”.
La scelta di AccorHotel di popolare gli hotel della catena Ibis di artisti emergenti per rendere la musica parte integrante dell'esperienza “sociale” dei suoi clienti nasce invece da una precisa indicazione fornita dai partecipanti allo studio di Ipsos. Per il 79% del campione, infatti, l'ascolto della musica è una parte fondamentale della loro vita e il 40% ha confermato di voler assistere a spettacoli dal vivo nelle hall. Nell'arco del 2019, grazie a progetto ideato in collaborazione con Sony e Spotify, saranno oltre 100 le esibizioni live che ibis offrirà ai clienti di alcune sue selezionate strutture nei sei Paesi oggetto di indagine, da Parigi a Londra, da San Paolo a Berlino.
Fonte: Il Sole 24ore

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