martedì 29 dicembre 2015

Startup e turismo. Un mercato da conquistare

Un mercato tutto da scoprire, ma ancora con numeri troppi piccoli rispetto al totale del settore. Il connubio tra startup e turismo, pur rappresentando un segmento in grande fermento e dalle ampie possibilità, è rimasto anche nel 2015 fanalino di coda. Secondo le ultime cifre del Ministero dello Sviluppo Economico sulle imprese iscritte al registro delle startup dal 2012 e fino al mese di marzo di quest’anno, quelle specificamente dedicate alla valorizzazione del patrimonio storico-artistico-culturale italiano attraverso l’innovazione tecnologica sarebbero solamente 15 su un totale di 3.796 registrazioni. 
Meglio solo dell’agricoltura, secondo quanto riportato dal servizio di Wired, che ne conta 13. Le cifre del Mise parlano chiaro: a dominare la scena c’è il settore dei servizi, con 2.800 realtà dedicate a produzioni di software, servizi di informazione, consulenza scientifica eccetera. Qui una parentesi è d’obbligo: in questo calderone ricadono ovviamente molte startup che con il turismo hanno in qualche modo a che fare fornendo appunto strumenti utili per l’innovazione nel settore. Ma quello che appare chiaro dai numeri che è arrivato il momento del cambio di passo, la svolta definitiva, perché il turismo ha bisogno di nuove idee e nuove proposte. Una sfida aperta per il 2016.

Fonte: TTG Italia

sabato 2 maggio 2015

Professioni culturali e guide turistiche

La recentissima emanazione del D.M. del Mibact del 7 aprile 2015 recante l'individuazione dei siti di particolare interesse storico, artistico o archeologico per i quali occorre una specifica abilitazione, ha aumentato la possibilità di un conflitto giuridico con l'art. 9-bis del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio (inserito con legge 22 luglio 2014, n. 110), in particolare in tema della distinzione fra le competenze dei soggetti competenti ad eseguire interventi sui beni culturali in relazione alla “fruizione dei beni stessi” (professionisti culturali) e quelle “degli operatori delle professioni già regolamentate” (guide turistiche).
Ne deriva il rischio concreto, in alcuno casi già verificatosi, che possano avvenire gravi pregiudizi alle guide turistiche, libere professioniste già abilitate, allorché richiedano di condurre all'interno di musei o aree archeologiche propri gruppi e sia loro negato o reso molto difficile l'accesso all'ora richiesta, in quanto occupata dai professionisti culturali (archeologi o storici dell'arte di fatto subordinati alla società aggiudicataria dei servizi di fruizione appaltati del sito richiesto), che eserciterebbero una sorta di concorrenza sleale, obbligando le guide turistiche ad accettare il loro servizio culturale interno o relegandoli ad orari e giorni non economicamente convenienti perché poco attrattivi per i turisti (ad esempio alle ore 21 o di prima mattina ad inizio settimana).


Da tale situazione che ha potenzialità per essere inquadrata legalmente nell'ambito di una lesione del diritto della concorrenza, ne discende la necessità di inserire una norma di raccordo con l'emananda legge di riforma generale della professione di guida turistica, negli schemi regolamentari di attuazione dell'art. 9-bis suddetto, anche in relazione alle gare e convenzioni di affidamento dei servizi di fruizione mediante la CONSIP. Ciò si potrebbe ottenere mediante l'elaborazione di un protocollo etico che assicuri da parte dell'aggiudicatario dei servizi di fruizione turistica,  la previsione di non esclusività dei servizi appaltati e l'obbligo del rispetto della normativa relativa alla tutela della concorrenza, in particolare in relazione alla metodologia e gli strumenti per l'erogazione dei servizi di fruizione ed alla previsione, nell'orario di svolgimento del servizio, di fasce d'accesso anche per le guide concorrenti esterne.

domenica 19 aprile 2015

Cosa cercano donne e uomini in hotel, uno studio svela le risposte

Che uomini e donne abbiano gusti differenti lo si sapeva e a conferma di ciò arriva anche uno studio, che mostra su quali elementi si basi la scelta della sistemazione ideale in vista di una vacanza.
L'agenzia di viaggi britannica sunshine.co.uk, riporta TravelDailyNews, ha intervistato oltre 1700 clienti, rilevando una sensibilità decisamente in linea con i luoghi comuni, più materialista e volta alla comodità quella degli uomini e decisamente più incline al romanticismo e alla raffinatezza quella delle donne.
Per il 76 per cento dei primi, infatti, sembra essere l'aria condizionata l'elemento immancabile in camera, seguito da un grande schermo televisivo, per il 61 per cento; balcone o terrazza (34 per cento) e pulizia giornaliera (27 per cento).
Sembra prediligere la vista mare, invece, l'85 per cento delle viaggiatrici, la cui attenzione volge anche alla vasca da bagno - possibilmente 'con i piedi' in stile '800 - (59 per cento); a letti confortevoli e dal design raffinato (56 per cento); oltre che alla pulizia (51 per cento) e ad accessori da bagno (38 per cento).
Sul piano della spesa, le donne sembrano anche rivelarsi meno parsimoniose, disposte a raggiungere 165 sterline a notte, contro le 55 sterline della controparte.
Fonte: TTGItalia

mercoledì 8 aprile 2015

Hotel, le quattro sfide del futuro

Entro il 2016 il fatturato alberghiero globale raggiungerà il mezzo triliardo di dollari: occupazione e tariffe medie sono in crescita un po’ ovunque, lasciando prevedere un futuro di sviluppo per il settore.
Tuttavia, i numeri sono solo una parte dello scenario: l’hotellerie sta attraversando un periodo di grande trasformazione che la porterà, fra non molti anni, a essere diversa da come la conosciamo ora.
A cambiarne le dinamiche, spiega Event Report, sono le tecnologie digitali e la forte competizione, che hanno messo il mercato nelle mani del consumatore-ospite, il quale a sua volta sta modificando i propri gusti e comportamenti di acquisto.
Secondo il network globale di consulenza Grant Thornton, l’hotellerie deve affrontare alcune questioni cruciali: come attrarre gli ospiti business e leisure del futuro, come competere nel mondo digitale e come disegnare il prossimo modello di business. Le risposte, o perlomeno alcune ipotesi, sono contenute nel report 'Hotels 2020', in cui Grant Thornton analizza le principali sfide e opportunità per l’industria alberghiera rispetto a 4 grandi temi che ne determineranno il business futuro.        1. La personalizzazione
È la chiave di accesso al mercato dei prossimi anni. Clienti sempre più 'digitalizzati' si aspettano servizi sempre più personalizzati, e la capacità degli alberghi di fornirli diverrà determinante.
La personalizzazione passa attraverso smartphone e dispositivi mobili, un ambito in cui, secondo il report, l’industria alberghiera è ancora molto indietro rispetto ad altri settori (basti pensare a quello bancario o a quello dei trasporti).
L’hotellerie dovrà ricorrere alle tecnologie mobili per offrire agli ospiti un’esperienza personalizzata non solo dell’albergo, ma anche della destinazione.
2. Trasformare i dati in informazioni
Il 90 per cento delle aziende in tutti i settori merceologici ritiene che l’analisi dei dati digitali ridefinirà nei prossimi anni i loro processi di business: anche in questo campo, sostiene Grant Thornton, l’hotellerie è ancora indietro e non sembra pronta ad affrontare l’era del data analytics.
Come quasi tutte le altre industrie, anche quella alberghiera dovrà utilizzare i Big Data per definire le strategie di marketing, distribuzione e pricing nonché, come già detto, per personalizzare il servizio.
3. Valorizzare il brand in modo nuovo
Il processo di prenotazione sul web, attraverso le agenzie online o i motori di ricerca e comparazione prezzi, ha notevolmente ridotto la rilevanza del brand alberghiero, molto meno visibile oggi di quanto fosse un tempo.
Affinché il brand continui a essere un asset spendibile sul mercato, gli alberghi devono oggi valorizzarlo in modo nuovo. Il report cita un dato interessante: nel 2014 nessuna marca alberghiera figurava nella classifica stilata da Forbes dei 100 brand del mondo a maggior valore economico.
La strada suggerita da Grant Thornton è quella di generare valore per il brand attraverso contenuti utili per i clienti. Per esempio, la catena CitizenM produce una propria pubblicazione online di lifestyle, la CitizenMag: gli utenti ne condividono i contenuti sui social network, dando spazio, visibilità e credibilità al brand.
4. Ripensare il modello di business
Molti alberghi stanno ignorando la 'minaccia' della sharing economy, posta loro in particolare da Airbnb e piattaforme simili, che rappresentano una rottura sostanziale con il modello di business alberghiero come concepito finora.
Il fenomeno, dice Grant Thornton, sarà sicuramente regolamentato nei prossimi anni, ma con norme diverse in ogni Paese e non necessariamente così stringenti da fiaccarlo. Inoltre, la proposizione di Airbnb (e simili, che in futuro fioriranno numerosi) è destinata essa stessa a evolversi: già oggi la piattaforma indica che introdurrà servizi aggiuntivi da scegliere attraverso mobile (per i clienti business, oppure servizi di pulizia e rassetto della camera).
Cosa possono fare gli alberghi? Smettere di piangere e innovare. Un esempio? Airbnb non ha alcun controllo sulle dotazioni delle camere che vende. Gli alberghi sì, e potrebbero potenziarle o introdurre nuovi servizi che attraggano i clienti.
Fonte: Event Report

martedì 7 aprile 2015

A PASQUA 85,1% ITALIANI SENZA VACANZE

“Segnano tempo instabile le previsioni sul movimento turistico degli italiani”. È questo il commento delPresidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, alla lettura dei dati previsionali sulle vacanze di Pasqua degli italiani.

“Infatti -rimarca Bocca- addirittura l’85,1% di italiani, pari a circa 51 milioni di persone, non si muoveranno di casa per il periodo pasquale, evidenziando tra i motivi della non-vacanza fondamentalmente quellieconomici (49,4% dei casi), seguiti dai motivi famigliari (21,9%) e da motivi di salute (17,1%).
“Quanto poi alla struttura ricettiva prescelta -sottolinea il Presidente degli albergatori italiani- quei 9 milioni di connazionali che potranno permettersi un breve periodo di vacanze, per quasi il 50%opteranno tra la casa di parenti o amici e la casa di proprietà, rendendo ancor più esiguo il reale movimento turistico in grado di generare giro d’affari ed animare l’economia.

“Per un risultato finale -conclude Bocca- che deve far riflettere attentamente Governo e Parlamento ai quali chiediamo l’adozione di misure straordinarie quali un alleggerimento della pressione fiscale e degli altri costi che gravano sul sistema ricettivo ed una revisione degli incentivi per chi crea lavoro, in quanto il contratto a tutele crescenti può andar bene per le imprese che hanno una domanda ‘piatta’, ma è di fattoinapplicabile per il turismo interessato da notevoli fluttuazioni della domanda che impongono il ricorso principalmente a contratti a tempo determinato”.

LE VACANZE DI PASQUA 2015
L’indagine è stata effettuata dall’Istituto ACS Marketing Solutions dal 23 al 27 marzo intervistando con il sistema C.A.T.I. un campione di 3.001 italiani maggiorenni rappresentativo di oltre 50 milioni di connazionali maggiorenni.
I dati di quest’anno sono incomparabili con quelli dell’anno scorso in quanto la Pasqua 2014 si ‘fuse’ ai dati del ‘ponte’ del 25 aprile.
Saranno circa 9,05 milioni gli italiani, tra maggiorenni e minorenni (pari al 14,9% della popolazione) che si muoveranno da domani fino a Pasquetta per un periodo di vacanza.
Le mete preferite, per l’81% degli italiani che rimarranno nel Bel Paese, saranno il mare (30,5% della domanda rispetto), le località d’arte maggiori e minori (26,2%), la montagna (24,3%), i laghi (4,5% e lelocalità termali e del benessere (2,5%).
Per il 17% di chi andrà all’estero le grandi capitali europee assorbiranno il 69,7% della domanda, seguito dall’11,7% delle località marine e crociere.
La permanenza media si attesterà sulle 3,4 notti con una spesa media pari a 340 Euro con un dettaglio di 271 Euro per chi resterà in Italia e di 605 Euro per chi andrà all’estero, risultato che genererà un giro d’affari di circa 3,08 miliardi di Euro.
La struttura ricettiva preferita, inoltre, sarà per il 32,4% la casa di parenti o amici, seguita dall’albergo (26,9%), dalla casa di proprietà (15%), dai B/B (6,4%) e dall’appartamento in affitto (4,2%).
Tra l’85,1% di italiani che invece non si muoveranno di casa per il periodo pasquale, i motivi della non-vacanza saranno fondamentalmente legati a motivi economici (49,4% dei casi), motivi famigliari (21,9%), o motivi di salute (17,1%).

Fonte: Federalberghi

domenica 22 marzo 2015

Turismo, a un italiano su due piace “eco” e lo cerca su internet

A un italiano su due piace il turismo sostenibile, lo sceglie attraverso internet e si dichiara disposto a pagare anche il 10 o il 20 per cento in più per una vacanza autenticamente rispettosa dell'ambiente. A sostenerlo è Alfonso Pecoraro Scanio, il presidente della Fondazione Univerde, che oggi a Roma ha illustrato il quinto rapporto “Gli italiani, il turismo sostenibile e l'ecoturismo” nel corso di Fareturismo, il salone dedicato all'incontro tra domanda e offerta di lavoro e formazione per il turismo a cui stanno partecipando in questi giorni oltre 1.500 tra studenti e giovani professionisti provenienti da tutta Italia.Il rapporto, curato dalla Fondazione Univerde e da Ipr marketing, evidenzia trend positivi sia per il turismo sostenibile che per l'ecoturismo. 

Uno su due pronto a spendere il 10-20% in più per vacanze sostenibili 
Il 47% degli italiani intervistati, infatti, vede nel vincolo della sostenibilità un'opportunità di crescita per lo sviluppo di un'area turistica. Il 54% del campione pianifica una vacanza cercando di scegliere destinazioni, strutture e mezzi di trasporto che non danneggino l'ambiente. E un intervistato su due si dichiara pronto a spendere anche il 10 o il 20% in più per le vacanze sostenibili. Inoltre, l'italiano si informa su internet e considera una struttura turistica realmente “eco” se utilizza pannelli fotovoltaici, (nel 48% dei casi) o altri sistemi di risparmio idrico o elettrico (nel 20% dei casi), se ha la raccolta differenziata (36%) o se offre menù biologici (35%). Nel 72% dei casi, poi, gli italiani farebbero a meno dell'automobile se la meta fosse facilmente raggiungibile in treno e nel 47% dei casi ha già optato per questa scelta in precedenti soggiorni.

Agli ecoturisti interessa anche una agricoltura sostenibile 

Gli “ecoturisti”, secondo il Rapporto, chiedono anche un'agricoltura sostenibile, e preferiscono ristoranti e negozi che offrono prodotti biologici o a chilometri zero e menù vegani, ma nella maggioranza dei casi solo a parità di prezzo. E in generale il turista italiano resta sensibile ai danni che il turismo può arrecare all'ambiente, e che vengono individuati soprattutto nella cementificazione e nella speculazione edilizia (62%), mentre solo in piccola parte (il 10%), si individua nel turismo la causa dell'inquinamento. Gli “ecoturisti” intervistati si dichiarano internauti, perché pianificano i loro soggiorni in rete. Spesso preferiscono oasi e parchi naturali per la possibilità di conoscere le tradizioni locali (47%) e per i percorsi enogastronomici (40%). La maggioranza degli italiani continua a preferire l'albergo, ma crescono anno dopo anno sia il bed&breakfast e l'agriturismo. Gli intervistati sembrano maggiormente attratti dalle escursioni a siti archeologici e borghi antichi e dalla scoperta di tradizioni locali che da attività sportive. E nel 75 per cento dei casi gli italiani sono consapevoli che l'attenzione all'ambiente fa crescere e sviluppare l'economia locale. 

Fonte: Sole24ore

sabato 14 marzo 2015

AdP, parte la stagione estiva

Gli spazi della nuova ala est dell’aeroporto ‘Karol Wojtyla’ di Bari, entrata in esercizio alla fine dello scorso mese, hanno ospitato i lavori dell’edizione 2015 del workshop ‘Tour Operator e Vettori incontrano il trade’, tradizionale appuntamento che segna l’avvio della stagione estiva e che ogni anno richiama in Puglia i rappresentanti, più di 600 in questa edizione, dei più importanti operatori di un settore strategico del comparto economico nazionale. Il via ai lavori è stato dato dall’assessore regionale al Turismo, Silvia Godelli, dal presidente di Fiavet Puglia, Piero Innocenti, dall’amministratore unico e dal direttore generale di Aeroporti di Puglia, Giuseppe Acierno e Marco Franchini. Anche per questa edizione la qualificata e nutrita partecipazione di tour operator, agenzie di viaggi, vettori, strutture ricettive, enti del turismo (Repubblica Ceca, Valencia, Catalogna) ha rappresentato la cartina di tornasole di una manifestazione che, anno dopo anno, ha saputo ritagliarsi un proprio prestigioso spazio nell’ambito degli eventi di settore. “ Aprendo i lavori della scorsa edizione – ha dichiarato Acierno – davo atto dei primi timidi segnali di ripresa del traffico, esortando tutti a dar prova di coraggio, impegno e sacrifico per proseguire sulla strada della crescita e del consolidamento di quel progresso.

Così è stato. I dati di traffico, sia quelli riferiti al consuntivo 2014 che quelli dei primi mesi di quest’anno, sono un chiaro indicatore che l’obiettivo è stato centrato. Tutte le componenti del traffico hanno registrato incrementi significativi, ma quel che più mi piace sottolineare è la crescita della linea internazionale e del charter. Un fenomeno che trova una sua naturale correlazione con l’affermazione della Puglia quale brand di eccellenza del mercato turistico internazionale. Tutto ciò, tuttavia, non è per noi motivo di appagamento – ha continuato Acierno – Continuiamo con rinnovata energia a puntare sulla via dello sviluppo, sia del traffico che delle infrastrutture. L’ampliamento dell’aerostazione passeggeri di Bari dove oggi ci troviamo, i lavori in corso su Brindisi, l’impegno su Foggia e Grottaglie sono la testimonianza concreta di come la rete aeroportuale pugliese rappresenti a livello di strutture aeronautiche un elemento di primo piano nel panorama nazionale. Anche sull’ampliamento del network tanto è stato fatto e tanto contiamo ancora di fare. La conferma di importanti catene charter sull’aeroporto di Brindisi, l’avvio di nuovi collegamenti internazionali, lo sbarco di altri vettori che collegheranno la Puglia agli hub intercontinentali di Istanbul e Zurigo, e che amplieranno in misura esponenziale il livello di connessione aerea della nostra regione – ha concluso – daranno un prezioso contributo per consolidare il trend positivo sin qui registrato”. Analoga soddisfazione è stata espressa dal direttore generale di Aeroporti di Puglia, Marco Franchini, il quale si è soffermato sui risultati conseguiti sul piano della destagionalizzazione dell’offerta turistica pugliese. “La disponibilità di collegamenti stabili, in particolare di quelli operati da vettori low cost, e l’estrema efficacia dell’attività di comunicazione realizzata dall’amministrazione regionale hanno garantito una presenza di flussi turistici non più circoscritta ai soli mesi estivi, ma diluita su un arco temporale più ampio. Occorre proseguire su questa strada – ha evidenziato – e rafforzare la collaborazione con gli operatori anche attraverso manifestazioni quale questa per radicalizzare tali processi e favorire nuove spinte propulsive”.

Fonte: AEROPORTI DI PUGLIA

Istat, nel 2013 meno alberghi ma crescono altri esercizi

Nel 2013 in Italia si contano più di 124.000 esercizi extra-alberghieri, in aumento dello 0,6% rispetto al 2012. In lieve flessione (-1,2%) gli alberghi, pari a circa 33.000. Lo afferma l’Istat nel rapporto ‘Noi Italia’, in cui si evidenzia come l’offerta italiana sia superiore a quelle di Germania, Spagna e Francia ed inferiore, tra le altre, all’offerta di Croazia, Austria e Grecia. Nel complesso degli esercizi ricettivi operanti sul territorio italiano si registrano quasi 104 milioni di arrivi, con circa 380 milioni di presenze (in lieve aumento i primi e in flessione le seconde rispetto al 2012).
Il periodo medio di permanenza nelle strutture ricettive è di 3,6 notti, in costante diminuzione dal 2000 quando era di 4,2 notti. In ambito europeo, permanenze medie superiori si riscontrano, tra gli altri Paesi, in Grecia e Spagna, più brevi in Francia e Germania. Nel 2013 i viaggi in Italia con pernottamento effettuati dai residenti per motivi di vacanza e di lavoro rappresentano il 79,9% dei viaggi complessivi. Le durate medie dei soggiorni sono pari a 6,5 notti per vacanza e a 2,2 notti per lavoro. Le regioni italiane più visitate dai residenti sono Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Puglia, che hanno ospitato il 47,6% dei flussi turistici. Nel confronto europeo effettuato sulle vacanze lunghe (4 notti o più), l’Italia presenta un valore inferiore sia alla media Ue sia ai valori di Germania e Francia. Risulta invece superiore al dato spagnolo (anno 2012).

Fonte: ISTAT

È arrivato "rimining", il verbo/brand per il palinsesto degli 80 eventi e 1.000 cose da fare in città


È una destinazione che con il turismo ci sa fare. Rimini mette sul piatto non solo il binomio sole/mare a costi competitivi, ma anche un calendario di eventi ideati per destagionalizzare e attrarre i target più svariati, dagli appassionati d’arte a quelli di cibo. Di più. Gli oltre 80 eventi (molti dei quali, come la Notte Rosa, sono ormai imitatissimi) e le "1.000 cose da fare in un anno, di cui 500 solo in estate" rendono attrattiva la città anche per gli organizzatori di eventi aziendali e e associativi.

“La bellezza di Rimini risiede anche nella sua capacità di offrire emozioni, di rendere magica ogni giornata assicurando cose da fare uniche”, commenta Andrea Gnassi, sindaco della città. “Questo sorriso incarna uno stile di vita che si può vivere solo a Rimini, a partire dalla sua straordinaria e unica capacità di produrre quei ‘beni immateriali’ che una parola con troppi limiti definisce eventi”.



Punta proprio sulla qualità della vita di Rimini e sulla sua offerta di intrattenimento rimining, ilbrand per promuovere la città nato dalla declinazione di un verbo inventato, to rimini, e ideato dal designer Leonardo Sonnoli. 
Lanciato il 10 marzo, rimining vede la sua prima applicazione come titolo dell’opuscolo che presenta gli eventi in calendario nel 2015. La brochure, scaricabile in 5 lingue (cinese, inglese, italiano, russo e tedesco) dal sito di Rimini Turismo, offre un’anteprima di eventi ormai consolidati, come la Sagra Malatestiana, e di novità come il raduno nazionale dei Bersaglieri e il Campionato mondiale di magia.
Due gli eventi legati al food, tema di Expo: Al Meni-circo mercato di sapori e cose fatte con le mani e col cuore e Il senso del pesce. Il primo, alla sua 2° edizione, si svolgerà dal 19 al 21 giugno nel centro di Rimini e vedrà i più celebri chef del mondo, guidati da Massimo Bottura, elaborare ricette con i prodotti del territorio. Saranno invece i pescatori a cucinare i piatti della tradizione marinara romagnola nell’ambito di Il senso del pesce, evento tutto dedicato all’itticoltura che si terrà al porto il 29 marzo.

Fonte: Eventreport

sabato 7 marzo 2015

L’Italia rilanci il suo turismo elitario ma per tutti

Attorno alla promozione e alla governance si è, in questi giorni, focalizzato il dibattito sullo stato di salute del nostro turismo. A proposito della promozione: in questi decenni il nostro ente di promozione turistica non è riuscito a svolgere un compito all’altezza delle potenzialità nazionali e internazionali del nostro paese. Dopo il commissariamento dell’Enit, non conosciamo ancora la sua nuova fisionomia operativa, le sue funzioni, le sue risorse. La lunga attesa della sua ristrutturazione (il discorso vale anche per il sito Italia.it e per l’Osservatorio nazionale del turismo) alla vigilia dell’Expo, la dice lunga sul fatto che il turismo non è un tema forte della agenda politica dei nostri governi. Non conta più che il turismo “stia” presso la Presidenza del Consiglio, presso le Attività produttive, gli Affari regionali e i Beni culturali: si deve solo capire se è o no una vera opzione di sviluppo economico per il paese. La sua promozione non può che puntare sulla promo-commercializzazione, digitale e sinergica, fatta con il made in Italy. Il turismo può essere un volano per il made in Italy laddove costituisce un prodotto tangibile dell’esperienza in Italia e viceversa, visto che il prodotto italiano all’estero può costruire l’immagine del nostro paese ed essere veicolo promozionale. Una super-agenzia che si dovrebbe occupare di commercio estero, attrazione degli investimenti e di turismo non ci sembra una soluzione astrusa: sarebbe la riprova che il turismo è un prodotto di sistema e che si sviluppa se esistono condizioni di contesto favorevoli come la qualità ambientale, le infrastrutture, la tecnologia a supporto degli individui e delle imprese, il controllo delle criminalità e così via. La posizione dell’Italia nei ranking internazionali su questi temi ci dice che abbiamo ancora molta strada da fare.
Relativamente alla governance, mentre è un dato universalmente condiviso che la riforma del titolo V della Costituzione, riconoscendo la competenza esclusiva del settore alle Regioni, ha avuto effetti irrazionali e paradossali, non è detto che essa sia stata la sola causa del declino del settore. Certamente la modalità con la quale la competenza esclusiva in materia è stata interpretata e messa in essere è una vera ragione della crisi strutturale del sistema turistico. Non pensiamo che per risollevarne le sorti basti “spostare” più al centro o più in periferia la competenza quanto condividere - responsabilmente - le pratiche che, superando i localismi per essere vincenti, devono ispirarsi a un ripensamento generale del sistema turistico, il cui elemento costitutivo sono i territori (non le Regioni) con la loro storia, la loro cultura, le loro diversità, i loro paesaggi. In un contesto globalizzato, la nostra competitività non si gioca infatti solo a livello di paese (Stato-Regioni) ma su scala più ampia, come quella europea, ad esempio.
 Accanto alla promozione e alla governance non possiamo ignorare almeno un altro nodo della questione: ci riferiamo al prodotto turistico. L’offerta turistica italiana è “ingessata” e ancorata alle sue rendite di posizione: turisdotto delle città d’arte e turismo balneare, ai quali si aggiunge la immotivata stagionalità. Da tempo sono evidenti i segnali di una tendenza verso un turismo differente, più “personale” e che nel nostro paese possano avere risposte adeguate. Il viaggiatore esprime esigenze diversificate e mutevoli che muovono dai suoi interessi, dai condizionamenti culturali e sociali e dell'ambiente in cui è immerso. Diventa fondamentale per il viaggiatore non solo il “dove” ma anche il “come” si viaggia. Concetti quali sostenibilità, tutela del paesaggio e delle risorse naturali sono sempre più interiorizzati dai turisti nella stessa idea di viaggio, così come hanno assunto una forte valenza simbolica l’artigianato, l’enogastronomia e più in generale l’agricoltura, nonché la sinergia tra turismo e industria creativa in generale. Storia, cultura, beni, valori identitari, vocazioni territoriali sono da considerarsi gli ingredienti di una via italiana al turismo. La nostra prospettiva è quella di un turismo elitario per tutti. Non è un ossimoro, ma semplicemente una grande opportunità.
Franco Iseppi è presidente del Touring Club italiano

Fonte: ilsole24ore

L’hotel diventa low cost

In principio sono state catene come Ibis o Mercure, antesignane del concetto di alberghi per turismo o business a basso costo ma confortevoli. Oggi i budget hotel cambiano pelle e cercano di incontrare i gusti di un pubblico più esigente. In Europa si contano circa 5.674 strutture pari al 38% del totale (dati di R&D Hospitality). La distribuzione totale di questi alberghi è concentrata prevalentemente (75%) in Spagna, Francia e Inghilterra.
In Italia per il momento è ancora una nicchia. Nella quale si prevedono sviluppi interessanti nel prossimo futuro. Vanno distinti i budget hotel dagli ostelli, anch’essi in fase di evoluzione come quelli della catena Generator.
«Il fenomeno è in continua crescita e segna performance superiori a quelle dell’hotellerie upscale e luxury. I budget hotel, grazie ai contenuti costi di costruzione e di gestione, risultano una soluzione ideale per sviluppatori e gestori che operano in un contesto di mercato caratterizzato da una crisi economica che ha di fatto modificato le esigenze della domanda» dice Giorgio Bianchi, di R&D Hospitality. Molti gli edifici pubblici o legati al patrimonio della Chiesa che trovano una ragione di vita trasformandosi in strutture ricettive. Sono però da valutare i costi di riconversione. «In alcuni casi l’edificio è già predisposto e l’investimento è quantificabile solo in poche decine di migliaia di euro per gli arredi - dice Bianchi -, in altri i costi di riqualificazione sono così elevati da non rendere sostenibile l’investimento». «In Italia il settore dell’hotellerie low cost quasi non esiste - spiega Jean Claude Ghiotti, presidente di B&B Italia -. La nostra società gestisce 235 hotel in Francia, 75 in Germania (dove apriamo 15 strutture all’anno), Polonia, Repubblica ceca, Marocco e presto saremo anche in Spagna per poi approdare nel 2017 in Brasile. In genere nel settore si sviluppano vere e proprie catene, come è già avvenuto in Paesi come Germania, Francia, Usa e Uk. In Italia l’unico prodotto esistente è quello di Ibis». C’è spazio perché chi vola low cost poi cerca strutture alberghieri a poco prezzo, con servizi di base come letto e prima colazione facoltativa. «Al momento abbiamo in Italia una ventina di strutture - continua Ghiotti - e siamo operativi da quattro anni e mezzo. Chi viene da noi spende in media 50-55 euro a camera». A inizio dicembre la catena ha aperto una struttura a Milano, in via Messina, insieme a Castello Sgr che ha agito da investitore. «Ogni volta vediamo come realizzare la struttura e se la ristrutturazione la sosteniamo noi o l’investitore - dice l’intervistato -. Finora in Italia abbiamo investito 200 milioni di euro (35 milioni di euro il giro d’affari ogni anno) e pianifichiamo una serie di aperture: a breve due a Milano, a maggio apriremo a Como, dopo a Palermo. E l’anno prossimo a Bari e Roma». 
Castello Sgr ha oggi in portafoglio sei alberghi di questa categoria, tre al nord e tre nel centro Italia. «Al momento abbiamo investito 37,7 milioni di euro - spiega Giampiero Schiavo, a.d. della Sgr -. È stata una scelta anche per utilizzare immobili in disuso. A Como abbiamo lavorato su un grande immobile in cui c’era la sede del quotidiano locale, La Provincia. Abbiamo spostato la sede del giornale in una porzione dell’edificio mentre la parte davanti sta diventando hotel. Il driver è la scelta di riqualificare immobili sfitti con un investimento più contenuto rispetto a quello per un hotel a cinque stelle. In genere tali strutture rendono intorno al 5-7%, yield di buon livello». E poi si tratta di contratti a medio-lungo termine. Castello ha anche asset alberghieri di lusso tra cui Fonteverde e il resort Chia Laguna che fanno parte della nuova società di management Ihc.
Tra i gruppi attivi nel segmento dei budget hotel c’è anche Meininger, che proprio di recente punta a espandersi in Italia (si veda la scheda in pagina). Altri marchi attivi all’estero sono Premier Inn, Travelodge, Days Inn, Holiday Inn Express e Hampton Inn by Hilton.

Fonte: ilsole24ore

giovedì 26 febbraio 2015

Alberghi, pronto il decreto attuativo per il credito d’imposta sulle ristrutturazioni: ecco le spese ammesse

È in attesa del via libera da parte della Conferenza Unificata il decreto attuativo delle misure previste dal decreto ArtBonus per la ristrutturazione degli alberghi italiani al fine di riqualificarne l’offerta e migliorarne gli standard qualitativi. Plausibilmente, e come annunciato giorni fa dal ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini, le norme attuative, che indicano quali spese possono fruire del credito d’imposta del 30% e come gli alberghi possono avere accesso al credito, saranno operative a breve.

La bozza del decreto attuativo prevede che abbiano accesso all’agevolazione fiscale le strutture ricettive con almeno 7 camere esistenti dal 1° gennaio 2012: il credito di imposta del 30% è applicabile per spese sostenute fra il 1° gennaio 2014 e il 31 dicembre 2016 fino a un massimo di 200mila euro, è utilizzabile in compensazione con una ripartizione in 3 quote annuali di eguale importo e non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali.
La copertura finanziaria fornita dallo Stato è di 20 milioni di euro per il 2015 e di 50 milioni di euro per gli anni dal 2016 al 2019, per un totale di 220 milioni nell’arco del quinquennio: una somma non trascurabile, ma che indica che probabilmente non tutte le strutture ricettive riusciranno ad avere accesso al credito. Per richiedere il credito di imposta occorrerà presentare domanda in via telematica al Ministero dei Beni e delle attività culturali e del Turismo dal 1° gennaio al 28 febbraio dell’anno successivo a quello in cui si sono sostenute le spese. Le risorse economiche a disposizione saranno assegnate secondo l’ordine cronologico di presentazione delle domande.

Le spese per cui è ammesso il credito di imposta sono quelle sostenute dagli alberghi per ristrutturazioni edilizie che non alterino la volumetria complessiva o la destinazione d’uso, per restauri e risanamenti conservativi, per interventi di riqualificazione energetica, per opere di eliminazione delle barriere architettoniche e per l’acquisto di arredi, mobili, cucine e attrezzature sportive e per centri benessere. Entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto, il Ministero definirà la procedura telematica per richiedere il credito d’imposta.

La crisi cambia i viaggi Una bussola per le adv

I sette anni che cambiarono il turismo. La crisi economica, con conseguente rallentamento dei consumi, ha modificato le tendenze dei viaggi degli italiani. E molte abitudini sembrano essere qui per rimanere.
Gfk ha disegnato un panorama dei principali trend dei viaggiatori italiani, partendo proprio dalle evoluzioni del mercato in sette anni di economia con il freno a mano tirato. 2013 a -9 e un 2012 a -13 per cento.Gli agenti di viaggi che hanno visto un brusco calo delle vendite invernali sono in buona compagnia, affermano i dati Gfk. Dal 2012 in poi, gli acquisti degli italiani si sono concentrati nel periodo estivo. La tendenza è ben chiara negli ultimi anni (nel 2014 lo share è arrivato al 69 per cento delle prenotazioni) e dimostra come gli italiani viaggino ancora (e sempre di più) soprattutto d'estate.Vacanze lunghe al palo, crescono gli short break. I sette giorni di vacanza restano un punto fermo, anche se perdono leggermente quota (43 per cento nel 2014 rispetto al 49 per cento del 2008). A conquistare terreno, però, sono solamente gli short break. Dalle cifre sembrerebbe dunque emergere un dato chiaro: chi ha lasciato il viaggio di una settimana lo ha fatto solo per ridurre la durata. Insomma, gli short break potrebbero essere la scommessa vincente di questi anni.
Alcuni di questi, probabilmente, sono destinati a rafforzarsi nel futuro. Il primo dato rilevante è anche quello più evidente: rispetto al 2008, il settore ha perso passeggeri. Nel concreto, la flessione complessiva raggiunge una percentuale impressionate: ben il 47 per cento. Negli ultimi anni, però, il calo ha rallentato: nel 2014 il settore ha perso il 4 per cento dei clienti, dopo un

Fermo restando l'Italia al primo posto, conquista quote il lungo raggio. Non è da escludere che, nella partita, abbia giocato un ruolo determinante il cambio favorevole dell'euro. Un vantaggio che, negli ultimi mesi, è andato scemando. Ma la tendenza, secondo l'analisi di Gfk, è evidente.
Fonte: TTGitalia 

martedì 17 febbraio 2015

Quando il web tradisce Rivincita delle agenzie

Qualche anno fa in pochi ci avrebbero scommesso, ma negli ultimi mesi è diventata una piacevole realtà: la clientela è tornata ad acquistare short break e biglietteria low cost in agenzia. E i vettori puntano di nuovo sui dettaglianti.
 A spingere questo flusso di ritorno la poca affidibilità del web. Ma anche una maggiore consapevolezza che i prezzi in internet e in adv siano pressoché gli stessi. Però, con il valore aggiunto di esperienza e professionalità garantito dalla distribuzione. 
"Da quando le procedure per l'acquisto delle low cost sono diventate un po' più complesse, registriamo un ritorno di clienti” conferma la triestina Serena Cividin, titolare della Cividin Viaggi. Stesso film a Torino, anche se il ritorno è causato da motivi diversi: "Alcune persone sono rimaste "scottate" dal web" spiega Davide Sclaverano, titolare della Giulio Cesare.  E scende nel concreto: "Quando ad agosto 2012 la Wind Jet ha lasciato i viaggiatori a terra, noi non la vendevamo più da maggio perché sapevamo dei problemi che stava vivendo. Un nostro cliente aveva comprato su internet dei biglietti per valore di circa 900 euro: da quel momento ha lasciato il web e si è rivolto sempre e soltanto a noi".
La milanese Loredana Rinaldi, co-titolare della Nessie Viaggi, e il fiorentino Giancarlo Deleo, titolare dell'agenzia Baiana Viaggi, sono convinti che l'esperienza e la professionalità alla fine pagano e che, forse, è giunto il tempo di raccogliere quanto seminato negli anni. "La rete non potrà mai raccontare una destinazione come può farlo un agente, né rispondere a certe domande - sottolineano -. Chi vuole davvero una consulenza, può trovarla solo da noi".

Questo flusso di ritorno è stato captato dalle compagnie aeree a basso costo, che "ultimamente sono tornate a prendere accordi con i nostri sistemi di prenotazione" informa Natale Fornello, addetto alle vendite della Tymora Viaggi a Reggio Calabria. Oltre alla biglietteria, negli ultimi mesi si registra anche un aumento delle prenotazioni corto raggio: "I clienti acquistano di nuovo le capitali europee" dice tra l'incredulo e il contento il barese Pino Ribezzi, direttore tecnico della Eves Viaggi. Aggiunge Gianluca Ramilli, titolare della Ramilli Viaggi a Forlì: "C'è un ritorno su Europa e Mar Rosso. Molti lasciano il web perché sono finiti in spiagge impraticabili o in strutture molto diverse da quanto prospettato; altri perché scontenti della gestione delle procedure". 

Fonte: TTG Italia

lunedì 16 febbraio 2015

Firmato il decreto attuativo per digitalizzare le imprese italiane del turismo, credito di imposta del 30% per le strutture ricettive

Le misure introdotte con il decreto Art Bonus per sostenere la competitività del turismo italiano favorendone la digitalizzazionesono ormai legge. Ad annunciare la firma del decreto attuativo è stato il ministro dei Beni culturali e del Turismo Dario Franceschini, che nei giorni scorsi ha sottoscritto il documento congiuntamente al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

Le nuove norme prevedono, per il quinquennio 2015-2019, il riconoscimento alle imprese di un credito di imposta del 30% dei costi sostenuti per investimenti nella digitalizzazione dell’offerta che sarà ripartito in 3 quote annuali di uguale importo. Il credito non è cumulabile con altre agevolazioni fiscali riguardanti gli stessi interventi.
Secondo quanto previsto dal decreto, potranno essere dedotte spese per l’acquisto di siti e portali web e la loro ottimizzazione per i sistemi di comunicazione mobile, di programmi per automatizzare i servizi di prenotazione e vendita online di servizi e pernottamenti, di servizi di comunicazione e marketing digitale, di spazi pubblicitari su piattaforme web specializzate, di progettazione, realizzazione e promozione digitale di proposte di offerta innovativa in tema di inclusione e di ospitalità per persone con disabilità e di acquisto di impianti wi-fi.
La domanda per il tax credit può essere presentata dal 1° gennaio al 28 febbraio dell’anno succcessivo a quello in cui sono state effettuate le spese e deve essere presentata al Ministero dei Beni culturali e del Turismo in modalità telematica.
Franceschini, in visita alla BIT di Milano, ha affermato inoltre che l’Italia è il primo paese al mondo a introdurre un intervento fiscale di questo genere e annunciato che il decreto sulcredito d’imposta per la ristrutturazione degli alberghi sarà reso operativo entro questa settimana.

Pernottamenti record negli hotel d'Europa, l'Italia perde competitività ed è sorpassata da Spagna e Francia


Il turismo in Europa ha registrato un 2014 da record. Lo scorso anno i pernottamenti effettuati negli alberghi dei 28 paesi del Vecchio Continente sono stati 2,7 miliardi, segnando un aumento di 45 milioni rispetto al 2013. Il trend in ripresa del turismo europeo è in realtà iniziato da circa 5 anni, dopo la crisi del 2009, ma l'Italia sembra nontenere il passo con i competitor.

Secondo i dati diffusi da Eurostat (l'ufficio statistico dell'Unione Europea) considerando soggiorni compiuti sia per vacanza sia per lavoro, è la Francia la destinazione europea più gettonata. Nonostante accusi una flessione dell’1,2%, il paese ha registrato 403 milioni di notti. Segue la Spagna, con 401 milioni e una crescita del 3,1% e chiude il podio l’Italia, con 370 milioni di notti. Gli hotel italiani, però, hanno perso l’1,8% di presenze rispetto al 2013, con un calo sia di turisti stranieri, -0,5%, sia nazionali, -3,1%. La perdita di terreno dell'Italia gioca a favore della Germania, che incrementa di quasi 3 punti percentuali i propri pernottamenti, raggiungendo quota 366milioni.


L'andamento negativo colloca il Belpaese tra gli stati con le peggiori performance del 2013 insieme a Slovacchia, -5,5%, e Finlandia, -1,9%. I paesi che, al contrario, hanno ottenuto imigliori risultati di crescita sono: la Lettonia, +11,1%; il Belgio, +7,2%; il Portogallo, +7,1% e la Grecia, +6,9%.

Il buon andamento complessivo dell’Europa è sostenuto soprattutto dall’incoming internazionale: il 44% dei pernottamenti è stato compiuto infatti da cittadini provenienti da altri continenti e da cittadini europei in visita in paesi diversi dal proprio. Le quote più alte di pernottamenti compiuti da turisti non residenti sono state ottenute da Malta, Cipro, Croazia, Lussemburgo e Grecia.

domenica 8 febbraio 2015

Hotel Test: Più prenotazioni, meno false recensioni

Viviamo in un’epoca in cui il turista, prima di prenotare presso qualsiasi struttura ricettiva, si affida al web 2.0. Per cui è fondamentale per l’albergatore avere recensioni positive.

Hotel Test si avvale di una figura nota già da tempo nel settore turistico: il mistery guest. Quest’ultimo ha il compito di verificare il grado di customer satisfaction del cliente.

Come diventare un mistery guest? 

Il mistery guest non necessita di doti particolari. Trivago dà la possibilità a tutti gli utenti della community di viaggiatori di testare le strutture ricettive presenti nel portale turistico.
L’utente, una volta scelto uno degli hotel aderenti all’Hotel Test, riconoscibili dallo specifico logo, dovrà effettuare la registrazione come “mystery guest”, prenotare con una qualsiasi agenzia affiliata a Trivago e compilare due tipi di questionario: il primo, pre-soggiorno di analisi profilo (le sue abitudini di viaggio, le sue aspettative) e il secondo di valutazione dell’hotel e del personale. Hotel Test garantisce l’anonimato del cliente.

La compilazione del questionario dovrà essere uniforme a quanto stabilito: l’utente, infatti, s’impegna a rispondere ai quesiti in maniera oggettiva e veritiera. L’albergatore avrà così la possibilità di analizzare il grado di soddisfazione del cliente per i servizi e i prodotti da egli offerti. Il mistery guest è un cliente reale con esigenze reali e come tali vanno analizzate.

Il questionario è composto da 26 pagine per un totale di 300 domande. Il tester, al termine del soggiorno, riceve un bonus compreso tra i 30 e 60 euro.

I vantaggi dell’Hotel Test:

Il turista avrà l’opportunità di usufruire di bonus e quindi risparmiare sull’intero soggiorno semplicemente aderendo al programma Hotel Test /mistery guest.
L’albergatore otterrà, di conseguenza,  maggiore visibilità e un netto aumento delle prenotazioni. Inoltre, con Hotel Test dovrebbe ridursi il problema delle “false recensioni”. L’albergatore riceverà, alla fine del test, un report statistico redatto dai propri clienti. Potrà così perfezionare il servizio offerto e contrastare la concorrenza.

Gli svantaggi dell’Hotel Test:

A mio avviso, l’Hotel Test è l’ideale per strutture ricettive che hanno acquisito valore e un’ampia fetta di mercato nel corso degli anni. E’ uno strumento valido, quindi, per strutture già consolidate, in quanto avranno acquisito esperienza nel corso del tempo ed imparato ad “ascoltare il cliente”. Ma come la mettiamo con le attività di piccole dimensioni affacciatesi nel settore turistico nel breve termine?

sabato 7 febbraio 2015

Gli hotel del futuro gestiti dai robot

'Henna Hotel', ossia, in giapponese, 'Hotel Strano'. Non esiste nome più appropriato per l'albergo ultratecnologico che sarà inaugurato il prossimo luglio nella prefettura di Nagasaki, nell'isola di Kyushu.
E la stranezza della struttura sarà evidente da subito: ad aprire le porte ai clienti e a interagire con loro non saranno, infatti, persone in carne e ossa, bensì robot. E sì, perché la caratteristica dell'albergo è proprio questa: sarà gestito interamente dalle macchine.
Alla reception ci saranno tre 'actroid', ossia robot umanoidi in grado di conversare in modo del tutto naturale con i clienti, oltre ad altri che serviranno ai piani, come veri e propri camerieri.
Le prime 72 camere dell'hotel, che sorgerà nel parco tematico di Huis Ten Bosch, saranno pronte a luglio, le altre 72 nel 2016 e il 90 per cento della proprietà è dello stesso parco: "Costruiremo l'hotel più efficiente del mondo" ha commentato Hideo Sawada, presidente di Huis Ten Bosch, che ha anche svelato il suo ambizioso obiettivo: arrivare ad aprirne altri mille nel mondo.

L'e-commerce di TripAdvisor parte con TheFork

TripAdvisor sbarca nell'e-commerce. E lo fa lanciando TheFork, portale di prenotazione internazionale per i ristoranti.
Un passo che potrebbe preludere a ulteriori mosse nel booking turistico? Per il momento il primo passo si limita al food.
La presentazione ufficiale di TheFork si è tenuta a Milano, destinazione chiave per il settore gastronomico anche in previsione dell'inizio di Expo 2015: TheFork è una piattaforma internazionale di prenotazione, online e tramite mobile, di ristoranti.
Lo sbarco sul mercato italiano è stato possibile perché TripAdvisor ha acquisito e integrato due start up del settore come restOpolis e MyTable.it.
TheFork, insieme a lafourchette, nome con il quale la piattaforma è conosciuta in Francia, è già tra i leader del settore delle prenotazioni online di ristoranti e locali in Francia, Spagna, Belgio e Svizzera con un network di oltre 20mila ristoranti partner in tutto il continente europeo.
"In Italia al momento offriamo oltre 5mila ristoranti che sono prenotabili in tempo reale e in pochi passaggi" commenta Almir Ambeskovic, country manager TheFork Italia.
Con 30 milioni di app scaricate in tutta Europa, il team italiano punta a far crescere il numero dei locali prenotabili fino a 8mila nel giro di pochi mesi.
TheFork mutuerà da TripAdvisor la funzione di raccoglitore di recensioni dei clienti che effettivamente hanno consumato il pasto nel ristorante prenotato.


Fonte: ttgitalia