domenica 22 marzo 2015

Turismo, a un italiano su due piace “eco” e lo cerca su internet

A un italiano su due piace il turismo sostenibile, lo sceglie attraverso internet e si dichiara disposto a pagare anche il 10 o il 20 per cento in più per una vacanza autenticamente rispettosa dell'ambiente. A sostenerlo è Alfonso Pecoraro Scanio, il presidente della Fondazione Univerde, che oggi a Roma ha illustrato il quinto rapporto “Gli italiani, il turismo sostenibile e l'ecoturismo” nel corso di Fareturismo, il salone dedicato all'incontro tra domanda e offerta di lavoro e formazione per il turismo a cui stanno partecipando in questi giorni oltre 1.500 tra studenti e giovani professionisti provenienti da tutta Italia.Il rapporto, curato dalla Fondazione Univerde e da Ipr marketing, evidenzia trend positivi sia per il turismo sostenibile che per l'ecoturismo. 

Uno su due pronto a spendere il 10-20% in più per vacanze sostenibili 
Il 47% degli italiani intervistati, infatti, vede nel vincolo della sostenibilità un'opportunità di crescita per lo sviluppo di un'area turistica. Il 54% del campione pianifica una vacanza cercando di scegliere destinazioni, strutture e mezzi di trasporto che non danneggino l'ambiente. E un intervistato su due si dichiara pronto a spendere anche il 10 o il 20% in più per le vacanze sostenibili. Inoltre, l'italiano si informa su internet e considera una struttura turistica realmente “eco” se utilizza pannelli fotovoltaici, (nel 48% dei casi) o altri sistemi di risparmio idrico o elettrico (nel 20% dei casi), se ha la raccolta differenziata (36%) o se offre menù biologici (35%). Nel 72% dei casi, poi, gli italiani farebbero a meno dell'automobile se la meta fosse facilmente raggiungibile in treno e nel 47% dei casi ha già optato per questa scelta in precedenti soggiorni.

Agli ecoturisti interessa anche una agricoltura sostenibile 

Gli “ecoturisti”, secondo il Rapporto, chiedono anche un'agricoltura sostenibile, e preferiscono ristoranti e negozi che offrono prodotti biologici o a chilometri zero e menù vegani, ma nella maggioranza dei casi solo a parità di prezzo. E in generale il turista italiano resta sensibile ai danni che il turismo può arrecare all'ambiente, e che vengono individuati soprattutto nella cementificazione e nella speculazione edilizia (62%), mentre solo in piccola parte (il 10%), si individua nel turismo la causa dell'inquinamento. Gli “ecoturisti” intervistati si dichiarano internauti, perché pianificano i loro soggiorni in rete. Spesso preferiscono oasi e parchi naturali per la possibilità di conoscere le tradizioni locali (47%) e per i percorsi enogastronomici (40%). La maggioranza degli italiani continua a preferire l'albergo, ma crescono anno dopo anno sia il bed&breakfast e l'agriturismo. Gli intervistati sembrano maggiormente attratti dalle escursioni a siti archeologici e borghi antichi e dalla scoperta di tradizioni locali che da attività sportive. E nel 75 per cento dei casi gli italiani sono consapevoli che l'attenzione all'ambiente fa crescere e sviluppare l'economia locale. 

Fonte: Sole24ore

sabato 14 marzo 2015

AdP, parte la stagione estiva

Gli spazi della nuova ala est dell’aeroporto ‘Karol Wojtyla’ di Bari, entrata in esercizio alla fine dello scorso mese, hanno ospitato i lavori dell’edizione 2015 del workshop ‘Tour Operator e Vettori incontrano il trade’, tradizionale appuntamento che segna l’avvio della stagione estiva e che ogni anno richiama in Puglia i rappresentanti, più di 600 in questa edizione, dei più importanti operatori di un settore strategico del comparto economico nazionale. Il via ai lavori è stato dato dall’assessore regionale al Turismo, Silvia Godelli, dal presidente di Fiavet Puglia, Piero Innocenti, dall’amministratore unico e dal direttore generale di Aeroporti di Puglia, Giuseppe Acierno e Marco Franchini. Anche per questa edizione la qualificata e nutrita partecipazione di tour operator, agenzie di viaggi, vettori, strutture ricettive, enti del turismo (Repubblica Ceca, Valencia, Catalogna) ha rappresentato la cartina di tornasole di una manifestazione che, anno dopo anno, ha saputo ritagliarsi un proprio prestigioso spazio nell’ambito degli eventi di settore. “ Aprendo i lavori della scorsa edizione – ha dichiarato Acierno – davo atto dei primi timidi segnali di ripresa del traffico, esortando tutti a dar prova di coraggio, impegno e sacrifico per proseguire sulla strada della crescita e del consolidamento di quel progresso.

Così è stato. I dati di traffico, sia quelli riferiti al consuntivo 2014 che quelli dei primi mesi di quest’anno, sono un chiaro indicatore che l’obiettivo è stato centrato. Tutte le componenti del traffico hanno registrato incrementi significativi, ma quel che più mi piace sottolineare è la crescita della linea internazionale e del charter. Un fenomeno che trova una sua naturale correlazione con l’affermazione della Puglia quale brand di eccellenza del mercato turistico internazionale. Tutto ciò, tuttavia, non è per noi motivo di appagamento – ha continuato Acierno – Continuiamo con rinnovata energia a puntare sulla via dello sviluppo, sia del traffico che delle infrastrutture. L’ampliamento dell’aerostazione passeggeri di Bari dove oggi ci troviamo, i lavori in corso su Brindisi, l’impegno su Foggia e Grottaglie sono la testimonianza concreta di come la rete aeroportuale pugliese rappresenti a livello di strutture aeronautiche un elemento di primo piano nel panorama nazionale. Anche sull’ampliamento del network tanto è stato fatto e tanto contiamo ancora di fare. La conferma di importanti catene charter sull’aeroporto di Brindisi, l’avvio di nuovi collegamenti internazionali, lo sbarco di altri vettori che collegheranno la Puglia agli hub intercontinentali di Istanbul e Zurigo, e che amplieranno in misura esponenziale il livello di connessione aerea della nostra regione – ha concluso – daranno un prezioso contributo per consolidare il trend positivo sin qui registrato”. Analoga soddisfazione è stata espressa dal direttore generale di Aeroporti di Puglia, Marco Franchini, il quale si è soffermato sui risultati conseguiti sul piano della destagionalizzazione dell’offerta turistica pugliese. “La disponibilità di collegamenti stabili, in particolare di quelli operati da vettori low cost, e l’estrema efficacia dell’attività di comunicazione realizzata dall’amministrazione regionale hanno garantito una presenza di flussi turistici non più circoscritta ai soli mesi estivi, ma diluita su un arco temporale più ampio. Occorre proseguire su questa strada – ha evidenziato – e rafforzare la collaborazione con gli operatori anche attraverso manifestazioni quale questa per radicalizzare tali processi e favorire nuove spinte propulsive”.

Fonte: AEROPORTI DI PUGLIA

Istat, nel 2013 meno alberghi ma crescono altri esercizi

Nel 2013 in Italia si contano più di 124.000 esercizi extra-alberghieri, in aumento dello 0,6% rispetto al 2012. In lieve flessione (-1,2%) gli alberghi, pari a circa 33.000. Lo afferma l’Istat nel rapporto ‘Noi Italia’, in cui si evidenzia come l’offerta italiana sia superiore a quelle di Germania, Spagna e Francia ed inferiore, tra le altre, all’offerta di Croazia, Austria e Grecia. Nel complesso degli esercizi ricettivi operanti sul territorio italiano si registrano quasi 104 milioni di arrivi, con circa 380 milioni di presenze (in lieve aumento i primi e in flessione le seconde rispetto al 2012).
Il periodo medio di permanenza nelle strutture ricettive è di 3,6 notti, in costante diminuzione dal 2000 quando era di 4,2 notti. In ambito europeo, permanenze medie superiori si riscontrano, tra gli altri Paesi, in Grecia e Spagna, più brevi in Francia e Germania. Nel 2013 i viaggi in Italia con pernottamento effettuati dai residenti per motivi di vacanza e di lavoro rappresentano il 79,9% dei viaggi complessivi. Le durate medie dei soggiorni sono pari a 6,5 notti per vacanza e a 2,2 notti per lavoro. Le regioni italiane più visitate dai residenti sono Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Puglia, che hanno ospitato il 47,6% dei flussi turistici. Nel confronto europeo effettuato sulle vacanze lunghe (4 notti o più), l’Italia presenta un valore inferiore sia alla media Ue sia ai valori di Germania e Francia. Risulta invece superiore al dato spagnolo (anno 2012).

Fonte: ISTAT

È arrivato "rimining", il verbo/brand per il palinsesto degli 80 eventi e 1.000 cose da fare in città


È una destinazione che con il turismo ci sa fare. Rimini mette sul piatto non solo il binomio sole/mare a costi competitivi, ma anche un calendario di eventi ideati per destagionalizzare e attrarre i target più svariati, dagli appassionati d’arte a quelli di cibo. Di più. Gli oltre 80 eventi (molti dei quali, come la Notte Rosa, sono ormai imitatissimi) e le "1.000 cose da fare in un anno, di cui 500 solo in estate" rendono attrattiva la città anche per gli organizzatori di eventi aziendali e e associativi.

“La bellezza di Rimini risiede anche nella sua capacità di offrire emozioni, di rendere magica ogni giornata assicurando cose da fare uniche”, commenta Andrea Gnassi, sindaco della città. “Questo sorriso incarna uno stile di vita che si può vivere solo a Rimini, a partire dalla sua straordinaria e unica capacità di produrre quei ‘beni immateriali’ che una parola con troppi limiti definisce eventi”.



Punta proprio sulla qualità della vita di Rimini e sulla sua offerta di intrattenimento rimining, ilbrand per promuovere la città nato dalla declinazione di un verbo inventato, to rimini, e ideato dal designer Leonardo Sonnoli. 
Lanciato il 10 marzo, rimining vede la sua prima applicazione come titolo dell’opuscolo che presenta gli eventi in calendario nel 2015. La brochure, scaricabile in 5 lingue (cinese, inglese, italiano, russo e tedesco) dal sito di Rimini Turismo, offre un’anteprima di eventi ormai consolidati, come la Sagra Malatestiana, e di novità come il raduno nazionale dei Bersaglieri e il Campionato mondiale di magia.
Due gli eventi legati al food, tema di Expo: Al Meni-circo mercato di sapori e cose fatte con le mani e col cuore e Il senso del pesce. Il primo, alla sua 2° edizione, si svolgerà dal 19 al 21 giugno nel centro di Rimini e vedrà i più celebri chef del mondo, guidati da Massimo Bottura, elaborare ricette con i prodotti del territorio. Saranno invece i pescatori a cucinare i piatti della tradizione marinara romagnola nell’ambito di Il senso del pesce, evento tutto dedicato all’itticoltura che si terrà al porto il 29 marzo.

Fonte: Eventreport

sabato 7 marzo 2015

L’Italia rilanci il suo turismo elitario ma per tutti

Attorno alla promozione e alla governance si è, in questi giorni, focalizzato il dibattito sullo stato di salute del nostro turismo. A proposito della promozione: in questi decenni il nostro ente di promozione turistica non è riuscito a svolgere un compito all’altezza delle potenzialità nazionali e internazionali del nostro paese. Dopo il commissariamento dell’Enit, non conosciamo ancora la sua nuova fisionomia operativa, le sue funzioni, le sue risorse. La lunga attesa della sua ristrutturazione (il discorso vale anche per il sito Italia.it e per l’Osservatorio nazionale del turismo) alla vigilia dell’Expo, la dice lunga sul fatto che il turismo non è un tema forte della agenda politica dei nostri governi. Non conta più che il turismo “stia” presso la Presidenza del Consiglio, presso le Attività produttive, gli Affari regionali e i Beni culturali: si deve solo capire se è o no una vera opzione di sviluppo economico per il paese. La sua promozione non può che puntare sulla promo-commercializzazione, digitale e sinergica, fatta con il made in Italy. Il turismo può essere un volano per il made in Italy laddove costituisce un prodotto tangibile dell’esperienza in Italia e viceversa, visto che il prodotto italiano all’estero può costruire l’immagine del nostro paese ed essere veicolo promozionale. Una super-agenzia che si dovrebbe occupare di commercio estero, attrazione degli investimenti e di turismo non ci sembra una soluzione astrusa: sarebbe la riprova che il turismo è un prodotto di sistema e che si sviluppa se esistono condizioni di contesto favorevoli come la qualità ambientale, le infrastrutture, la tecnologia a supporto degli individui e delle imprese, il controllo delle criminalità e così via. La posizione dell’Italia nei ranking internazionali su questi temi ci dice che abbiamo ancora molta strada da fare.
Relativamente alla governance, mentre è un dato universalmente condiviso che la riforma del titolo V della Costituzione, riconoscendo la competenza esclusiva del settore alle Regioni, ha avuto effetti irrazionali e paradossali, non è detto che essa sia stata la sola causa del declino del settore. Certamente la modalità con la quale la competenza esclusiva in materia è stata interpretata e messa in essere è una vera ragione della crisi strutturale del sistema turistico. Non pensiamo che per risollevarne le sorti basti “spostare” più al centro o più in periferia la competenza quanto condividere - responsabilmente - le pratiche che, superando i localismi per essere vincenti, devono ispirarsi a un ripensamento generale del sistema turistico, il cui elemento costitutivo sono i territori (non le Regioni) con la loro storia, la loro cultura, le loro diversità, i loro paesaggi. In un contesto globalizzato, la nostra competitività non si gioca infatti solo a livello di paese (Stato-Regioni) ma su scala più ampia, come quella europea, ad esempio.
 Accanto alla promozione e alla governance non possiamo ignorare almeno un altro nodo della questione: ci riferiamo al prodotto turistico. L’offerta turistica italiana è “ingessata” e ancorata alle sue rendite di posizione: turisdotto delle città d’arte e turismo balneare, ai quali si aggiunge la immotivata stagionalità. Da tempo sono evidenti i segnali di una tendenza verso un turismo differente, più “personale” e che nel nostro paese possano avere risposte adeguate. Il viaggiatore esprime esigenze diversificate e mutevoli che muovono dai suoi interessi, dai condizionamenti culturali e sociali e dell'ambiente in cui è immerso. Diventa fondamentale per il viaggiatore non solo il “dove” ma anche il “come” si viaggia. Concetti quali sostenibilità, tutela del paesaggio e delle risorse naturali sono sempre più interiorizzati dai turisti nella stessa idea di viaggio, così come hanno assunto una forte valenza simbolica l’artigianato, l’enogastronomia e più in generale l’agricoltura, nonché la sinergia tra turismo e industria creativa in generale. Storia, cultura, beni, valori identitari, vocazioni territoriali sono da considerarsi gli ingredienti di una via italiana al turismo. La nostra prospettiva è quella di un turismo elitario per tutti. Non è un ossimoro, ma semplicemente una grande opportunità.
Franco Iseppi è presidente del Touring Club italiano

Fonte: ilsole24ore

L’hotel diventa low cost

In principio sono state catene come Ibis o Mercure, antesignane del concetto di alberghi per turismo o business a basso costo ma confortevoli. Oggi i budget hotel cambiano pelle e cercano di incontrare i gusti di un pubblico più esigente. In Europa si contano circa 5.674 strutture pari al 38% del totale (dati di R&D Hospitality). La distribuzione totale di questi alberghi è concentrata prevalentemente (75%) in Spagna, Francia e Inghilterra.
In Italia per il momento è ancora una nicchia. Nella quale si prevedono sviluppi interessanti nel prossimo futuro. Vanno distinti i budget hotel dagli ostelli, anch’essi in fase di evoluzione come quelli della catena Generator.
«Il fenomeno è in continua crescita e segna performance superiori a quelle dell’hotellerie upscale e luxury. I budget hotel, grazie ai contenuti costi di costruzione e di gestione, risultano una soluzione ideale per sviluppatori e gestori che operano in un contesto di mercato caratterizzato da una crisi economica che ha di fatto modificato le esigenze della domanda» dice Giorgio Bianchi, di R&D Hospitality. Molti gli edifici pubblici o legati al patrimonio della Chiesa che trovano una ragione di vita trasformandosi in strutture ricettive. Sono però da valutare i costi di riconversione. «In alcuni casi l’edificio è già predisposto e l’investimento è quantificabile solo in poche decine di migliaia di euro per gli arredi - dice Bianchi -, in altri i costi di riqualificazione sono così elevati da non rendere sostenibile l’investimento». «In Italia il settore dell’hotellerie low cost quasi non esiste - spiega Jean Claude Ghiotti, presidente di B&B Italia -. La nostra società gestisce 235 hotel in Francia, 75 in Germania (dove apriamo 15 strutture all’anno), Polonia, Repubblica ceca, Marocco e presto saremo anche in Spagna per poi approdare nel 2017 in Brasile. In genere nel settore si sviluppano vere e proprie catene, come è già avvenuto in Paesi come Germania, Francia, Usa e Uk. In Italia l’unico prodotto esistente è quello di Ibis». C’è spazio perché chi vola low cost poi cerca strutture alberghieri a poco prezzo, con servizi di base come letto e prima colazione facoltativa. «Al momento abbiamo in Italia una ventina di strutture - continua Ghiotti - e siamo operativi da quattro anni e mezzo. Chi viene da noi spende in media 50-55 euro a camera». A inizio dicembre la catena ha aperto una struttura a Milano, in via Messina, insieme a Castello Sgr che ha agito da investitore. «Ogni volta vediamo come realizzare la struttura e se la ristrutturazione la sosteniamo noi o l’investitore - dice l’intervistato -. Finora in Italia abbiamo investito 200 milioni di euro (35 milioni di euro il giro d’affari ogni anno) e pianifichiamo una serie di aperture: a breve due a Milano, a maggio apriremo a Como, dopo a Palermo. E l’anno prossimo a Bari e Roma». 
Castello Sgr ha oggi in portafoglio sei alberghi di questa categoria, tre al nord e tre nel centro Italia. «Al momento abbiamo investito 37,7 milioni di euro - spiega Giampiero Schiavo, a.d. della Sgr -. È stata una scelta anche per utilizzare immobili in disuso. A Como abbiamo lavorato su un grande immobile in cui c’era la sede del quotidiano locale, La Provincia. Abbiamo spostato la sede del giornale in una porzione dell’edificio mentre la parte davanti sta diventando hotel. Il driver è la scelta di riqualificare immobili sfitti con un investimento più contenuto rispetto a quello per un hotel a cinque stelle. In genere tali strutture rendono intorno al 5-7%, yield di buon livello». E poi si tratta di contratti a medio-lungo termine. Castello ha anche asset alberghieri di lusso tra cui Fonteverde e il resort Chia Laguna che fanno parte della nuova società di management Ihc.
Tra i gruppi attivi nel segmento dei budget hotel c’è anche Meininger, che proprio di recente punta a espandersi in Italia (si veda la scheda in pagina). Altri marchi attivi all’estero sono Premier Inn, Travelodge, Days Inn, Holiday Inn Express e Hampton Inn by Hilton.

Fonte: ilsole24ore