Attorno alla promozione e alla governance si è, in questi
giorni, focalizzato il dibattito sullo stato di salute del nostro turismo. A
proposito della promozione: in questi decenni il nostro ente di promozione
turistica non è riuscito a svolgere un compito all’altezza delle potenzialità
nazionali e internazionali del nostro paese. Dopo il commissariamento
dell’Enit, non conosciamo ancora la sua nuova fisionomia operativa, le sue
funzioni, le sue risorse. La lunga attesa della sua ristrutturazione (il
discorso vale anche per il sito Italia.it e per l’Osservatorio nazionale del
turismo) alla vigilia dell’Expo, la dice lunga sul fatto che il turismo non è
un tema forte della agenda politica dei nostri governi. Non conta più che il
turismo “stia” presso la
Presidenza del Consiglio, presso le Attività produttive, gli
Affari regionali e i Beni culturali: si deve solo capire se è o no una vera
opzione di sviluppo economico per il paese. La sua promozione non può che
puntare sulla promo-commercializzazione, digitale e sinergica, fatta con il
made in Italy. Il turismo può essere un volano per il made in Italy laddove
costituisce un prodotto tangibile dell’esperienza in Italia e viceversa, visto
che il prodotto italiano all’estero può costruire l’immagine del nostro paese ed
essere veicolo promozionale. Una super-agenzia che si dovrebbe occupare di
commercio estero, attrazione degli investimenti e di turismo non ci sembra una
soluzione astrusa: sarebbe la riprova che il turismo è un prodotto di sistema e
che si sviluppa se esistono condizioni di contesto favorevoli come la qualità
ambientale, le infrastrutture, la tecnologia a supporto degli individui e delle
imprese, il controllo delle criminalità e così via. La posizione dell’Italia
nei ranking internazionali su questi temi ci dice che abbiamo ancora molta
strada da fare.
Relativamente alla governance, mentre è un dato
universalmente condiviso che la riforma del titolo V della Costituzione,
riconoscendo la competenza esclusiva del settore alle Regioni, ha avuto effetti
irrazionali e paradossali, non è detto che essa sia stata la sola causa del
declino del settore. Certamente la modalità con la quale la competenza
esclusiva in materia è stata interpretata e messa in essere è una vera ragione
della crisi strutturale del sistema turistico. Non pensiamo che per
risollevarne le sorti basti “spostare” più al centro o più in periferia la
competenza quanto condividere - responsabilmente - le pratiche che, superando i
localismi per essere vincenti, devono ispirarsi a un ripensamento generale del
sistema turistico, il cui elemento costitutivo sono i territori (non le
Regioni) con la loro storia, la loro cultura, le loro diversità, i loro
paesaggi. In un contesto globalizzato, la nostra competitività non si gioca
infatti solo a livello di paese (Stato-Regioni) ma su scala più ampia, come
quella europea, ad esempio.
Franco Iseppi è presidente
del Touring Club italiano
Fonte: ilsole24ore

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