sabato 7 marzo 2015

L’Italia rilanci il suo turismo elitario ma per tutti

Attorno alla promozione e alla governance si è, in questi giorni, focalizzato il dibattito sullo stato di salute del nostro turismo. A proposito della promozione: in questi decenni il nostro ente di promozione turistica non è riuscito a svolgere un compito all’altezza delle potenzialità nazionali e internazionali del nostro paese. Dopo il commissariamento dell’Enit, non conosciamo ancora la sua nuova fisionomia operativa, le sue funzioni, le sue risorse. La lunga attesa della sua ristrutturazione (il discorso vale anche per il sito Italia.it e per l’Osservatorio nazionale del turismo) alla vigilia dell’Expo, la dice lunga sul fatto che il turismo non è un tema forte della agenda politica dei nostri governi. Non conta più che il turismo “stia” presso la Presidenza del Consiglio, presso le Attività produttive, gli Affari regionali e i Beni culturali: si deve solo capire se è o no una vera opzione di sviluppo economico per il paese. La sua promozione non può che puntare sulla promo-commercializzazione, digitale e sinergica, fatta con il made in Italy. Il turismo può essere un volano per il made in Italy laddove costituisce un prodotto tangibile dell’esperienza in Italia e viceversa, visto che il prodotto italiano all’estero può costruire l’immagine del nostro paese ed essere veicolo promozionale. Una super-agenzia che si dovrebbe occupare di commercio estero, attrazione degli investimenti e di turismo non ci sembra una soluzione astrusa: sarebbe la riprova che il turismo è un prodotto di sistema e che si sviluppa se esistono condizioni di contesto favorevoli come la qualità ambientale, le infrastrutture, la tecnologia a supporto degli individui e delle imprese, il controllo delle criminalità e così via. La posizione dell’Italia nei ranking internazionali su questi temi ci dice che abbiamo ancora molta strada da fare.
Relativamente alla governance, mentre è un dato universalmente condiviso che la riforma del titolo V della Costituzione, riconoscendo la competenza esclusiva del settore alle Regioni, ha avuto effetti irrazionali e paradossali, non è detto che essa sia stata la sola causa del declino del settore. Certamente la modalità con la quale la competenza esclusiva in materia è stata interpretata e messa in essere è una vera ragione della crisi strutturale del sistema turistico. Non pensiamo che per risollevarne le sorti basti “spostare” più al centro o più in periferia la competenza quanto condividere - responsabilmente - le pratiche che, superando i localismi per essere vincenti, devono ispirarsi a un ripensamento generale del sistema turistico, il cui elemento costitutivo sono i territori (non le Regioni) con la loro storia, la loro cultura, le loro diversità, i loro paesaggi. In un contesto globalizzato, la nostra competitività non si gioca infatti solo a livello di paese (Stato-Regioni) ma su scala più ampia, come quella europea, ad esempio.
 Accanto alla promozione e alla governance non possiamo ignorare almeno un altro nodo della questione: ci riferiamo al prodotto turistico. L’offerta turistica italiana è “ingessata” e ancorata alle sue rendite di posizione: turisdotto delle città d’arte e turismo balneare, ai quali si aggiunge la immotivata stagionalità. Da tempo sono evidenti i segnali di una tendenza verso un turismo differente, più “personale” e che nel nostro paese possano avere risposte adeguate. Il viaggiatore esprime esigenze diversificate e mutevoli che muovono dai suoi interessi, dai condizionamenti culturali e sociali e dell'ambiente in cui è immerso. Diventa fondamentale per il viaggiatore non solo il “dove” ma anche il “come” si viaggia. Concetti quali sostenibilità, tutela del paesaggio e delle risorse naturali sono sempre più interiorizzati dai turisti nella stessa idea di viaggio, così come hanno assunto una forte valenza simbolica l’artigianato, l’enogastronomia e più in generale l’agricoltura, nonché la sinergia tra turismo e industria creativa in generale. Storia, cultura, beni, valori identitari, vocazioni territoriali sono da considerarsi gli ingredienti di una via italiana al turismo. La nostra prospettiva è quella di un turismo elitario per tutti. Non è un ossimoro, ma semplicemente una grande opportunità.
Franco Iseppi è presidente del Touring Club italiano

Fonte: ilsole24ore

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